Perché collaborare tra allevatori per il finissaggio dei vitelli podolici. La storia di Aniello

Aniello Lamanna è un allevatore di Rodio (Pisciotta) di una 40na di vacche podoliche iscritte all’albo genealogico e lavora sulla filiera della carne, quindi alleva vitelli che in parte ingrassa direttamente in azienda. Aniello racconta come è diventato allevatore, come alleva le sue vacche con un interessante sistema di transumanza. Soprattutto, propone che gli allevatori come lui collaborino insieme per creare un centro di finissaggio in Cilento.

Alessandro Scassellati (AS): Salve a tutti. Siamo con Aniello Lamanna che ha un allevamento di bovini a Rodio, frazione del comune di Pisciotta, però lui vive a Vallo della Lucania. Aniello è un allevatore di vacche podoliche iscritte all’albo genealogico e lavora sulla filiera della carne, quindi alleva vitelli che in parte ingrassa direttamente in azienda. Le sue mucche fanno la transumanza, spostandosi da Rodio prima a Santa Barbara, frazione del comune di Ceraso, per poi arrivare sul Monte Gelbison durante l’estate.

Aniello vorrei che tu ci raccontassi come sei diventato un allevatore. C’è una storia di famiglia? C’è una passione tua personale?

Aniello Lamanna (AL): La mia passione è iniziata nel 2013-2014 quando, avendo dei terreni a Rodio, nel comune di Pisciotta, dove comunque ho l’azienda agricola, avevo intenzione di allargare un po’ i pascoli, di mettere qualche animale sul pascolo aziendale. Inizialmente ero indeciso se mettere le capre cilentane o delle mucche podoliche. Alla fine la scelta è stata quella delle vacche podoliche anche perché mia moglie propendeva per loro. Così dal 2013-2014 è iniziata questa avventura di allevatore di podolica. Inizialmente, sembrava una cosa semplice, ma mano mano ho scoperto che non è semplice così come sembra. Per fare l’allevatore, oggi come oggi, se non c’è una passione e una famiglia che ti aiuta alle spalle e se non sei disposto a fare tanti sacrifici, non conviene proprio fare l’allevatore.

Dal 2013-2014 abbiamo iniziato, comprando dei capi sul Monte Bulgheria a San Giovanni a Piro e altri capi a Novi Velia sul Monte Gelbiso. Da queste mucche che allora erano ancora classificate come meticce, abbiamo fatto un lavoro di selezione che ha portato nel corso degli anni ad avere l’intera mandria riconosciuta come podolica, iscritta regolarmente all’Associazione nazionale allevatori bovini da carne. Ora ho 42-43 fattrici, oltre a due tori aziendali, uno podolico e l’altro di razza chevrolet.

AS:. Raccontaci come sei organizzato dal punto di vista dei terreni e quindi dei pascoli

AL: Gli animali, a seconda delle stagioni, seguono il clima e seguono i pascoli. A Rodio stanno nel periodo autunno/inverno, ossia nei periodi freddi, muovendosi tra Rodio, Catona e Ascea. In questo periodo pascolano su dei pascoli cespugliati con le caratteristiche proprie della macchia mediterranea. Con l’arrivo della primavera e quindi con la crescita di nuove erbe, gli animali vengono spostati prima in degli oliveti di proprietà dell’azienda, per cui fanno un doppio lavoro, ossia oltre a rimettersi in carne loro, mi aiutano pure nella pulizia degli oliveti della cosiddetta pisciottana con alberi grandi e secolari. Mi danno una grossa mano sia nella pulizia sia nella concimazione degli oliveti. Gli animali li faccio andare solo dove ci sono dei terrazzamenti lievi. In quelli più scoscesi e terrazzati evitiamo di farli andare per evitare danni sia infortuni agli animali. Successivamente, tra aprile e maggio, gli animali cominciano a spostarsi in dei terreni che conduciamo in affitto a Santa Barbara di Ceraso, dove ci sono dei pascoli più ricchi di erba. E’ una una zona abbastanza ricca di acqua e gli animali in quel periodo stanno proprio bene, trovano il proprio habitat ideale. Quello è il periodo in cui iniziano a partorire e quindi anche lo svezzamento dei vitellini appena nati diventa molto più semplice avendo abbondanza di cibo, di erba fresca.

Successivamente, il periodo estivo, dal 15 maggio al 15 ottobre, come si usa un po’ ovunque, inizia il periodo della transumanza verso la montagna, verso il Monte Gelbison, tra Novi Velia e Cannalonga. Ci sono dei pascoli estivi, alternati da delle faggete e quindi sono ideali per le mucche in quel periodo perché trovano refrigerio dal caldo torrido del periodo estivo. Sono terreni ricchi anche di sorgenti e quindi di acqua.

Per poter pascolare tutto l’anno le mie circa 50 vacche mi sono, quindi, organizzato per disporre di circa 200 ettari di pascoli tra tutti e tre i territori, alcuni di proprietà, altri in fida pascolo dalla Comunità Montana, e altri ancora sono in affitto con regolare contratto.

AS: Tutto questo lavoro lo fai da solo, con tuo fratello e tua moglie? Hai delle persone che lavorano con te?

AL: Ho un dipendente fisso a tempo pieno che mi aiuta tutti i giorni. Oltre a lui ci sono io dietro che collaboro nella gestione dell’azienda. Poi, in periodi particolari quando serve un aiuto in più, comunque ci sono altri ragazzi che ci vengono a dare una mano oppure ci sono anche altri allevatori con cui ci aiutiamo a vicenda. Una sorta di mutuo soccorso, quando occorre una mano a me vengono e quando occorre a loro io vado.

AS: Quindi tu hai organizzato un sistema per cui hai le nascite nel periodo primaverile, in maniera tale che con queste erbe nuove le mamme possono possono mangiare bene, delle erbe molto nutritive, e quindi avere molto latte per i vitelli. Mediamente quanti ne nascono dalle tue fattrici?

AL: Il 50-60% delle fattrici ha il vitello, poi dipende dalle annate e da una serie di fattori, però complessivamente siamo al 50-60% di nascite all’anno. Io mi sono organizzato per cercare di far stare i i vitelli il più a lungo possibile sotto le mamme, ovvero fino a 6-7-8 mesi. Dopo di che faccio delle scelte aziendali, nel senso che se riesco a trovare un commerciante che li compra tutti quanti assieme, io li tolgo e ne tengo giusto qualcuno per il consumo familiare. Se invece non riesco a venderle, li tolgo da sotto alle mamme e li ingrasso all’interno di una stalla aziendale che ho a Rodio, dove per quattro/cinque mesi faccio il cosiddetto finissaggio, nel senso che porto i vitelli a maturazione. Una volta portati a maturazione, questi animali vengono venduti a dei macellai del Cilento.

Ultimamente, abbiamo difficoltà nel vendere questi vitelli, soprattutto nel venderli ad un prezzo ragionevole, remunerativo, soddisfacente, perché purtroppo i costi delle materie prime sono aumentate in maniera esorbitante, mentre il prezzo della vendita di un vitello da carne è rimasto sempre lo stesso da anni e anni.

AS: Questi commercianti/allevatori che comprano il vitello a 7-8 mesi e fanno il finissaggio, sono locali o sono esterni?

AL: Sono dei commercianti che sono del Cilento o dell’area del salernitano che comunque li comprano e li portano in altre stalle del centro e nord Italia dove viene fatto il finissaggio. Il grosso di loro fa da ponte. Sono dei mediatori. Loro hanno questa sorta di stalle da sosta, dove raggruppano gli animali e poi li smistano verso nord diciamo.

AS: Ragioniamo su come tu fai il finissaggio.

AL: A sette/otto mesi li metto in alcuni box in azienda. Quindi, stanno sciolti, liberi in dei box spaziosi e faccio questi ultimi quattro mesi di ingrasso. Gli animali vengono nutriti con dei foraggi e del fieno che compro in zona a Casal Velino, Ascea o al massimo nel Vallo di Diano. Ci tengo a fare una carne di qualità e soprattutto il mio punto di forza è che allevo degli animali che sotto l’aspetto commerciale sono antieconomici da produrre, però poi dopo ti danno delle soddisfazioni quando li porti perché hanno una carne della podolica che è tra le migliori al mondo. La podolica allevata nelle 3-4 regioni del sud Italia è una delle migliori carni al mondo.

Il vero problema è questa antieconomicità per portare un capo podolico fino alla macellazione rispetto ad un capo meticcio o a un capo di queste razze da carne francesi, limousine e chevrolet, perché hanno dei costi molto più elevati.

AS: Anche per gli animali che porti al finissaggio incontri lo stesso problema del prezzo di vendita?

AL: Ringraziando Dio, è un prodotto che si vende da solo, però il problema è sempre lo stesso, sia a livello nazionale sia locale purtroppo i prezzi sono rimasti bassi e non vi è la giusta valorizzazione del prodotto in zona. Il consumatore non è consapevole di cosa compra, per cui un macellaio che viene si compra il vitello lo paga allo stesso prezzo di un bovino meticcio. Però, loro, i macellai da esperti del settore sanno cosa comprano rispetto al consumatore finale che non sa cosa compra nelle macellerie. Non se sono stato chiaro.

AS: Molto chiaro. Pensi che per il finissaggio sarebbe possibile per i vitelli figli delle podoliche certificate ragionare sulla costituzione di un consorzio tra gli allevatori per mettere in piedi un centro per il finissaggio, perché ci sarebbero dei vantaggi, abbassando i costi delle materie acquistandole tutti insieme. Poi, si potrebbe fare anche un discorso di contrattazione finale rispetto ai compratori, in modo da fare una trattativa tutti assieme e spuntare dei prezzi migliori.

AL: In effetti, ci abbiamo pensato e non è la prima volta che ci fanno questa provocazione. Ci sono altre persone che ce l’hanno detto e che ci stanno cercando di portare su questa strada. Io penso che questa è una delle soluzioni per poter andare a fare allevamento  di bovini podolici e per poter riuscire alla fine a monetizzare pure sotto l’aspetto aziendale. Le vacche podoliche in Cilento sono poche, noi che le teniamo siamo pochi e ci conosciamo. Dobbiamo trovare un accordo complessivo e cercare di arrivare a creare un consorzio, una sorta di struttura ooperativa dove far confluire questi vitelli e poi successivamente commercializzarli. La cosa bella è che gli allevatori di podoliche siamo tutti giovani e quindi aperti all’idea di poter collaborare tra noi.

AS: Un po’ di formaggio lo fai?

AL: Qualcosina nel periodo primaverile, tra aprile e maggio. Prendiamo un po’ di latte e facciamo del formaggio, però non lo commercializziamo e solo per un uso della famiglia.

AS: Pensando al futuro, nei prossimi cinque anni, cosa pensi di fare? Pensi di dotarti di un agriturismo con ristorazione, dove potresti far consumare la tua carne e i tuoi formaggi, così come l’olio extravergine e le castagne che produci? Pensi di continuare su questa linea vacca-vitello, magari aumentando il numero dei capi?

AL: Purtroppo per la morfologia del Cilento pensare di fare grandi numeri con le vacche significa non aver capito nulla. La mia idea è fare poco e fare bene. Per i terreni che ho e per gli animali che ho penso di aver raggiunto il numero sufficiente per dare un giusto equilibrio agli animali, all’azienda e al territorio. Quello a cui punto è di migliorare sempre di più la genealogia di questi animali per portarli a un livello superiore, quindi andare a fare una razza podolica, la vera vecchia razza podolica delle vacche cilentane, e poi mirare a fare un discorso di finissaggio dei vitelli al 100%, quindi non più venderli ai commercianti che vengono da fuori, ma cercare di farli nascere nel Cilento, allevarli nel Cilento, ingrassarli nel Cilento e mangiarceli nel Cilento.

AS: Su questo la ristorazione dovrebbe dare una mano.

AL: Soprattutto, loro dovrebbero aiutarci a far conoscere questo tipo di carne, considerato che abbiamo un afflusso di turisti che non è di poco conto. Questo è un tipo di lavoro che dovrebbero fare anche i macellai. Capisco che loro devono stare dentro i costi, avendo la concorrenza dei supermercati e quindi hanno le loro difficoltà. Comunque, i nostri vitelli sono allevati allo stato semi brado in Cilento. Ogni tanto pure con loro si parla, si condividono delle idee. Per adesso i macellai con cui ho dei rapporti cercano di incoraggiarmi, cercano di spronarmi di andare avanti. Quindi, mi sostengono nel discorso che abbiamo fatto di finissaggio e della successiva macellazione sul posto.

Un commento

  1. Gradirei avere un contatto telefonico del sig.Aniello Lamanna
    ci occupiamo di posizionare la migliore carne nei migliori ristiranti e macellerie del territorio nazionale. Siamo molto attenti al benessere animale e al risultato qualitativo che poi arriva sulle tavole degli italiani.

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