Se il valore del bovino podolico non viene riconosciuto, l’allevatore soffre. La storia di Domenico

Domenico Tortorella è un allevatore di vacche podoliche e romagnole di Celle di Bulgheria che fa la transumanza estiva a Valle dell’Angelo. E’ un allevatore di terza generazione con una passione per la vacca podolica. Domenico racconta come negli ultimi anni il bovino podolico venga discriminato dai commercianti, mettendo in pericolo la sopravvivenza di questo bovino che lui alleva con grande passione.

Alessandro Scassella (AS): Salve a tutti. Siamo con Domenico Tortorella, un cittadino di Celle di Bulgheria, un allevatore di terza generazione. Domenico alleva bovini e in particolare vacche podoliche e romagnole con l’obiettivo di allevare vitelli da carne. Domenico è anche un allevatore che fa una transumanza da Celle di Bulgheria a Valle dell’Angelo, coprendo un percorso che richiede almeno un paio di giorni di cammino. Domenico, raccontaci la tua storia di allevatore di terza generazione che fin da piccolo è stato educato ad avere un rapporto molto stretto con le vacche, che infatti sono la tua passione.

Domenico Tortorella (DT): Mi trovo a fare l’allevatore a 50 anni più che altro per una passione che mi è stata tramandata dai miei genitori e da mio nonno. Prima si usava allevare più animali, ossia un po’ di pecore, 10 vacche, 20 capre. Mio padre ha cambiato un poco ed era un allevatore di podoliche. Però, all’epoca le podoliche non erano iscritte all’albo genealogico e non c’erano nemmeno i controlli della ASL, regole che secondo me sono delle cose buone. Io mi trovo a fare l’allevatore di podoliche perché per me la pdolica è una vacca rustica che si adatta bene al territorio che abbiamo a Celle di Bulgheria. Per metà dell’anno faccio transumanza e da Celle di Bulgheria vado a Valle dell’Angelo. Ho la vacca podolica anche se ho riscontrato che ci sono tantissimi problemi ad allevarla, perché non c’è il reddito nemmeno per mantenerle. Non faccio trasformazione del latte, ma allevo i vitelli, ossia faccio la linea vacca-vitello e vendo i vitelli svezzati. Vendere un vitello podolico è diventato un problema negli ultimi anni. Anni addietro si realizzava qualcosina, c’era più vendita, più richiesta, mentre negli ultimi anni è diventata una cosa pazzesca, a volte anche umiliante. Proporre dei vitelli podolici a dei commercianti a volte per me è stata un’umiliazione perché sono stati discriminati. Adesso, c’è la corsa al vitello chevrolet o limousine perché ha più resa al banco del macellaio, però la carne del vitello podolico allevato allo stato brado è tutt’altra. Per questi motivi ho dovuto dimezzare le poliche e ho messo su un bel po’ di vacche romagnole. Infatti, adesso il mio allevamento è una parte minima di podoliche e il grosso sono romagnole.

AS: Tu hai una trentina di podoliche e una cinquantina di romagnole, giusto?

DT: Si, all’incirca. Dipende perché poi si fanno delle selezioni, per cui anno dopo anno possono aumentare o diminuire, ma negli ultimi anni le sto sempre diminuendo e mai aumentando. Ho messo su le romagnole per fare un po’ di reddito in più, perché il vitello è più vendibile, si realizza qualcosa di più e si sopravvive.

AS: Tu questi vitelli li allevi fino a quanti mesi?

DT: Dalla nascita fino al quinto-sesto mese di età. Negli ultimi 4-5 anni, i vitelli li sto mandando in provincia di Mantova. Ho conosciuto un commerciante che mi fa da tramite. Il problema è che ora lui prende solo i figli delle romagnole, mentre i podolici non li vuole. Li ha presi per un paio di anni e poi non li ha più comprati.

AS: Raccontaci come sei organizzato. Tu lavori da solo. Hai dei figli ancora troppo piccoli che comunque ti aiutano. Parlami anche dei terreni che hai a disposizione, cominciando da quelli di Celle di Bulgheria.

DT: Ho questa altra grossa difficoltà perché ho pochissimo terreno di proprietà. Non ho avuto le possibilità economiche per comprarne altro anche se terreni in vendita ci sarebbero stati. Ho una decina di ettari miei e poi accedo alla fida pascolo per una cinquantina di ettari. Però, su questi terreni di Celle di Bulgheria ci sto solo durante il periodo invernale, mentre poi da fine maggio fino a novembre sono a Valle dell’Angelo. Comunque, del terreno della fida pascolo di Celle ne usufruisco a volte anche nel periodo invernale, quando ne ho bisogno, quindi non solo nel periodo primaverile, da aprile a maggio. La fida pascolo che mi dà il comune di Valle dell’Angelo, invece, la utilizzo da fine maggio fino al 10-15 novembre perché faccio la transumanza.

La transumanza è l’unica cosa piacevole per me e per le persone che mi aiutano. E’ più che altro un rito che viene fatto da tanti anni ed è bellissimo. Prima della partenza si mettono campanacci alle vacche e che loro gradiscono. Si mettono anche perché le mucche capiscano che devono partire ed è una gioia. Ci sono 3-4 miei amici che vengono il giorno prima della partenza e mettiamo tutti i campanacci. Vengono messi a tutte le mucche capo mandria, cioè a quelle di una età superiore che sanno la strada. Perché bisogna spiegare che queste mucche conoscono la strada, sanno bene dove devono andare, quando si devono fermare. L’uomo serve solo per fare compagnia alle vacche. Loro non hanno bisogno che noi gli indichiamo la strada, anzi sono loro che la indicano a noi. Noi diamo soltanto una controllatina se rimane qualche vitello indietro, se qualcuna sbaglia strada, se qualcuna cerca di andare dentro un campo coltivato lungo il percorso.

E’ una cosa spettacolare. Loro quando si sono messe in viaggio, il percorso lo sanno benissimo. Naturalmente, ci sono sempre una o due che fanno da capo branco e che si alternano e che seguono la strada che hanno fatto per degli anni. La ricordano e non c’è bisogno dell’essere umano che gli deve dire di girare a destra o a sinistra. Loro il percorso lo hanno memorizzato.

AS: Quindi, tu parti da Celle di Bulgheria e fai delle tappe. Ti fermi a Torre Orsaia.

DT: Esattamente. C’è un terreno di mia moglie a Torre Orsaia che fa molto comodo alle vacche perché possono riposare dopo una giornata di cammino. Da Celle di Bulgheria ad arrivare a Valle dell’Angelo sarebbe troppo lunga, non riuscirebbero ad arrivare in una giornata. A Torre Orsaia riposano perché il periodo della transumanza è anche il periodo in cui le mucche hanno quasi tutte partorito e hanno i vitelli piccoli.

AS: Vorrei che tu spiegassi che programmi la nascita dei vitelli. Fai montare le vacche dai tori in modo tale che le nascite avvengano intorno al mese di marzo/aprile, in modo che possano beneficiare del ricco pascolo primaverile, quando c’è l’erba migliore. Prima e dopo il parto, le mucche hanno bisogno di mangiare bene, per produrre latte abbondante e nutriente per i vitelli.

DT: Per la transumanza, proprio perché ci sono i vitelli piccoli che hanno difficoltà a tenere il passo, mi sono organizzato con un mio amico che ha un camioncino autorizzato al trasporto animale. Però, ti dico una cosa, il vitello podolico e anche romagnolo per fare questo percorso raramente si stanca, perché i podolici e romagnoli sono molto rustici.

Mi soffermo sul perché allevo romagnole e podoliche. Come dicevo prima ho messo la romagnola perché è una mucca che mi dà un po’ più di reddito per la vendita del vitello. Inoltre, la romagnola è molto compatibile con la podolica. Vanno d’accordo e hanno le stesse caratteristiche di adattamento alle condizioni che ci sono nelle zone e nei pascoli del Cilento. Cambia solo la performance della vacca. La podolica ha meno struttura, mentre la romagnola ha più struttura.

Programmo la nascita dei vitelli perché il periodo invernale sarebbe difficoltoso, non per me, ma per le vacche che devono allevare i vitelli. A dicembre, gennaio e febbraio fa freddo e piove, e per me è preferibile far nascere i vitelli dal 10 marzo in poi. Provo a programmare le nascite, non è facile. Di solito negli ultimi anni ha quasi sempre funzionato e mi sto trovando bene. Il mio è un allevamento allo stato brado e ci sono tante difficoltà nel periodo invernale, dovendo integrare con i foraggi e l’avena. Nel periodo primaverile cresce l’erba nuova e la vacca si nutre meglio e può fare un buon latte per crescere di più il vitello.

A Torre Orsaia mi fermo una giornata, a volte anche una giornata e mezza perché è capitato che ha partorito qualche vacca per cui ci si ferma per fare in modo che il vitello faccia le prime poppate e poi si riparte. La tappa Torre Orsaia – Valle dell’Angelo è un po’ più lunghetta. Partiamo la mattina prestissimo e passiamo da Rofrano, salendo su fino al Parco Natura e poi scendendo verso Valle dell’Angelo. Seguo gli antichi tratturi e dal parco Natura in poi le vacche seguono dei sentieri antichi ai quali non c’è accesso per la macchina, ma solo a piedi. Le vacche lo fanno con una facilità perché sono abituate. Non vedono l’ora di arrivare a Valle dell’Angelo e lì trovare l’erba fresca, i pascoli freschi, dopo un’invernata lunga a mangiare foraggio secco. A fine maggio, inizio giugno lì le temperature sono fresche e alla vacca il fresco piace.

Appena arrivo a Valle dell’Angelo, la prima cosa che bisogna fare è chiudere i vitelli perché ci sono i lupi. E’ un grosso problema quello della presenza dei lupi. Siccome sono i primi mesi dalla nascita, bisogna proteggere i vitelli. La notte vanno rinchiusi nel recinto appena che arrivano. Li separo dalle mucche e li metto in un recinto che ha un po’ di tettoia e gli dò un po’ di foraggio.

E’ in quel periodo che faccio della trasformazione. Faccio pochi caciocavalli podolici, non per fare un reddito, ma per uso familiare. Prendo solo metà del latte che la vacca produce. Ce lo dividiamo, due mammelle per il vitello e due per noi.

Ho all’incirca un centinaio di ettari di terreno che il il comune di Valle dell’Angelo mi dà come fida pascolo. Il comune ha un territorio molto grande e non ci sono tanti allevatori locali. Per me andare nel comune di Valle dell’Angelo è come essere a casa. Nel posto dove soggiorno adesso, ci andavo anche con mio papà, quando avevo 7-8-10 anni. Ho mantenuto ancora i recinti di mio papà. Li ho ristrutturati, però dove aveva messo i paletti mio papà. Adesso, ci sono i miei figli che vengono quando si chiudono le scuole. Specialmente il maschietto è patito della montagna. Loro partecipano alla transumanza. Se mancasse mio figlio, la transumanza non si farebbe.

AS: Giustamente, tu aspiri a che tuo figlio diventi la quarta generazione e stai lavorando per fare in modo che lui possa avere un’azienda più strutturata rispetto a quella che hai avuto tu da tuo padre.

DT: Lo spero tanto, anche con l’aiuto della Regione. Spero che la Regione Campania si occupi un po’ di noi, di questi allevatori delle podoliche oppure delle razze del 5R, ossia delle razze italiane, ma più che altro della podolica. Chi non è allevatore non può capire che la podolica è un animale meraviglioso, intelligente e docile. Queste sono cose che nota solo chi fa l’allevatore. La podolica è un animale affettuoso verso il suo padrone. A volte io le chiamo e a distanza di un chilometro sentono la mia voce. Per questo ho scelto e sono un patito della podolica. Ho dovuto ridurre il numero, perché non mi dava reddito, però rimane sempre il fatto che è un animale che ad allevarlo allo stato brado è il più facile perché si adatta ai territori ed è docile e intelligente, cioè è abile a cercarsi l’alimentazione. Se portassi a Vallo dell’Angelo una pezzata rossa credo che la sua sopravvivenza sarebbe difficile perché non riuscirebbe a fare tanti chilometri per andarsi a trovare un pò l’erba, un po’ di pascolo. La podolica a volte fa anche dei chilometri per per trovarsi un po’ di pascolo buono e fresco durante la stagione estiva.

AS: Raccontaci come stai messo con l’acqua sia a Celle sia a Valle dell’Angelo? Come ti sei organizzato? Hai delle sorgenti?

DT: A Celle di Bulgheria non c’è un problema di l’acqua perché, a parte che ci sto poco tempo e poi ci sono nel periodo invernale, quei pochi mesi che vado sul Bulgheria l’acqua non manca e il comune di Celle ha fatto una cosiddetta iusterna, in termine dialettale, per la raccolta d’acqua, con una grossa tettoia che raccoglie l’acqua piovana. Io e altri due allevatori usufruiamo di quest’acqua.

Il problema dell’acqua c’è Valle dell’Angelo. Anni addietro l’area era piena d’acqua, perché a Valle dell’Angelo ci sono tantissime sorgenti, però negli ultimi anni l’acqua sta mancando. Nel periodo invernale non nevica e la neve non rimane in montagna, per cui le sorgenti sono diminuite come getto d’acqua. Io sono vicino alla Fontana dei Maglianesi che è in un posto un po’ brusco, brutto per far andare a bere le vacche. Pertanto, mi sono organizzato con un generatore e delle pompe sommerse e pompo l’acqua su a 200 metri di dislivello e all’incirca ad un chilometro e mezzo di distanza. Tutto questo per far star comode le vacche perché se dovessero andare a bere alla sorgente dopo 5-6 mesi non ne rimarrebbero, perché la strada sarebbe lunga e il viottolo da percorrere è brutto. E’ un casino, per cui mi sono attrezzato per portare l’acqua dove ho la cosiddetta mandra. Con un altro allevatore abbiamo fatto questo impianto, anche se abbiamo abbeveratoi diversi. Ci diamo una mano tra noi e abbiamo due generatori perché a volte quello in funzione si riscalda.

AS: Tornando a questo problema di vendere i vitelli podolici, tu dicevi che addirittura hai trovato un commerciante che sta a Mantova che ti prende i romagnoli, ma non i podolici, Mi spieghi come funziona questo mercato dei vitelli? Chi sono gli operatori? Ci sono degli operatori cilentani che girano per le aziende e poi compano e vedono gli animali? Oppure sono operatori esterni?

DT: Vendere io i vitelli a Mantova mi viene un po’ difficile. C’è sempre un tramite, c’è sempre un mediatore, e questo per noi non è che sia redditizio, perché se fossi io direttamente a mandare i vitelli a Mantova, realizzerei qualcosina in più. C’è un mediatore che organizza la vendita all’ingrassatore in provincia di Mantova. Però, come dicevo prima, i romagnoli li prende volentieri da 4-5 anni.

AS: I podolici dove e come li vendi?

DT: Prima di tutto li ho ridotti. Mi è toccato fare che due li dò all’amico macellaio, tre li dò ad un altro che se li ingrassa e ha un’altra macelleria. Li piazzo 2-3-4 per parte. A volte spero che le podoliche mi facciano sempre femmine. Quella è la prima cosa che vado a guardare. L’altro giorno ha partorito una bellissima vacca podolica che ho comprato in Puglia, perché le pochissime podoliche che ho hanno un’alta genealogia e sono tutte certificate dal punto di vista genealogico. Naturalmente, sono podoliche che ho comprato, perché 4-5 anni fa ho avuto un grossissimo problema di brucellosi e mi sono ridotto quasi al lastrico. Però, piano piano con tutta la mia forza e con l’incoraggiamento della moglie e dei miei due bambini, mi sono ripreso. Loro mi incoraggiano, mi danno animo, fanno il tifo per me, per cui ho rimesso su l’allevamento. Ero partito a tutto spiano ad allevare esclusivamente podoliche, ma non ce l’ho fatta perché, come dicevo prima, i vitelli non li vendevo, nessuno li voleva e mi rimanevano lì.

AS: Ho intervistato dei macellai e mi parlavano della differenza della marezzatura della carne tra il vitello maschio e la femmina. Alcuni preferiscono trattare le femmine invece dei maschi.

DT: E’ un discorso complesso. Io non è che abbia tanta cultura su questo, però secondo me è diventata una moda macellare questa scottona. Dicono che la femmina sia un po’ più saporita, ha un po’ più di grasso. La femmina tende ad ingrassare di più dato che deve produrre il latte. Ingrassa di più perché deve avere delle riserve per fare il latte quanto partorisce per allattare il vitello. Il grasso è morbido e dà tenerezza alla carne. Il maschio ingrassa di meno, ma non è che non sia buono oppure che non sia tenero. Il maschio è ugualmente tenero e poi dopo si può sempre fare la frollatura della carne, facendola diventare bella morbida.

Quando mi nascono le femmine io me le tengo perchè allevo un’altra fattrice, mentre con il maschio poi devo pregare il commerciante per venderlo.

AS: Quale è il tuo sogno nel cassetto rispetto al tipo di allevamento che stai facendo? Che cosa vorresti avere da qui a cinque anni? In termini di organizzazione e di animali.

DT: Mio figlio Francesco ha solo 11 anni, ma lui mi dà molta forza. Lo dico con tutta franchezza, senza di lui a volte ci sono delle giornate terribili e quando arrivo a casa lui mi dà conforto. Ormai lui l’allevamento lo conosce meglio di me. Sa già tutti i nomi delle vacche, perché ogni vacca ha il suo nome. Sa di chi sono figli i vitelli. Già mi impone a chi mettere i campanacci quando facciamo la transumanza.

Per il futuro vorrei un po’ di sostegno dalla Regione Campania. Vorrei che si interessasse di noi allevatori di podolica, che ci facesse crescere. La razza podolica è una razza importante, ma che sta finendo se si va avanti di questo passo. Vorrei un po’ di aiuto e di sostegno morale. In Basilicata, Puglia e Calabria ci sono finanziamenti per gli allevatori delle podoliche che fanno selezione delle podoliche, in modo tale da evitare di dover fare gli incroci con i tori limousine o chevrolet che per certi aspetti sono un controsenso, perché se la podolica con la sua struttura può crescere un vitello, certamente facendo un incrocio con la limousine è più facile che poi si abbiano dei problemi al parto. C’è tutta una serie di problematiche. Fare selezione è soddisfacente con il passare degli anni. E’ una cosa bellissima. Poi, fare tutti questi incroci è controproducente per noi allevatori perché il nostro territorio non è adatto ad allevare le pezzate rosse. L’ideale sarebbe allevare la podolica perché si adatta benissimo al nostro territorio cilentano. E’ una vacca che nel periodo estivo è in grado facilmente di percorrere 5-6 chilometri al giorno per andare a riempirsi la pancia, per andare a trovarsi un po’ d’erba fresca, mentre un’altro tipo di mucca non sarebbe in grado di farlo, morirebbe.

Una cosa che mi piacerebbe fare sarebbe mettere in piedi un caseificio perché a me piace molto fare la trasformazione del latte. Ora faccio solo pochi caciocavalli per il consumo familiare che invecchio in una cantina di mio papa che è un sotterraneo. Mi sono organizzato e metto questi pochi caciocavalli che facciamo in un tinozza di legno di acero e li conservo nel grano che gli fa da sottovuoto e in questo modo rimangono morbidi anche per un anno, due, anche tre.

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