Passione per le mucche podoliche e transumanza. La storia di Gerardo

Gerardo Petrillo è un allevatore di mucche podoliche di San Giovanni a Piro. Ne ha oltre 100 e, insieme a suo fratello Gioacchino, è probabilmente l’unico allevatore cilentano a fare una lunga transumanza estiva. Circa 100 km a piedi verso il pascolo montano di Moliterno in Basilicata. Gerardo racconta la sua passione per le podoliche, la sua organizzazione e il suo stile di vita di allevatore transumante.

Alessandro Scassellati (AS): Salve a tutti. Siamo insieme a Gerardo Petrillo che è un cittadino di San Giovanni a Piro e un allevatore con una famiglia molto estesa anch’essa coinvolta nell’attività, soprattutto il fratello Gioacchino. Gerardo ha oltre100 mucche podoliche ed è un allevatore che fa ancora una vera transumanza, perché parte da San Giovanni a Piro e a piedi, a tappe, fa 100 km per arrivare a Moliterno in Basilicata. Sei mesi sta a Moliterno e sei mesi a San Giovanni a Piro. Gerardo, raccontaci come sei arrivato a scegliere la podolica, la storia della tua famiglia perché immagino che la podolica l’allevassero già i tuoi nonni e anche tuo padre.

Gerardo Petrillo (GP): Mio papà e mia mamma avevano soltanto i buoi podolici per arare la terra. Mio padre non ha avuto mucche, però aveva delle capre e pecore insieme. Questo insieme a mia madre e alle mie 5 sorelle più grandi. Loro lavoravano diverso, poi quando sono cresciuto, mano mano che crescevo, mi sono piaciute sempre le mucche sin da quando ero piccolo. A 3 anni pascolavo i buoi e il paio di mucche che mio padre aveva preso. A 3 anni già stavo sempre dietro le mucche. Mio padre mi diceva di far pascolare le capre e le pecore, ma io gli dicevo che non mi piacevano. Stavo sempre con le mucche. Quando ho fatto 18-20 anni ho incominciato ad incrementare le mucche e l’allevamento l’ho creato tutto da solo. Ho avuto fino a 130 mucche. Poi. Il numero è sceso e risalito perché il mercato della carne una volta va meglio e una volta va male. Ha i suoi alti e i suoi bassi. Però, quello dell’allevamento delle mucche nella mia famiglia è un lavoro che ho creato io.

Sono affezionato alle mucche podoliche. Mi piace questa razza anche se non rendono. Però, non è che non rendono. Sono i posti che non sono adatti a come dovrebbero essere, però la mucca il suo resoconto lo dà. Sono i posti che non sono adatti, ma se si prendono altre mucche muoiono proprio. Invece, le mucche diverse da quelle podoliche e maremmane, nelle nostre zone che sono caratterizzate da terreni aridi muoiono tutte. Nel 2002 avevo messo delle limousine e delle pezzate rosse, degli incroci, e in un anno me ne sono morte 13. Allora, ho detto subito che queste non fanno per me. Prima avevo le podoliche e le avevo vendute nel 2000 perché volevo cambiare razza. Le limousine e le pezzate rosse le ho quindi sostituite di nuovo con le podoliche che ho cresciuto tutte io, partendo da una decina che ho comprato. Ho comprato anche un toro maremmano e un toro podolico. Ringraziando a Dio ne ho fatte 100 e non me ne stanno morendo.

AS: Tu allevi queste queste mucche podoliche per fare cosa?

GP: Per vendere i vitelli. Formaggi ne faccio solo per l’autoconsumo.

AS: Diversi allevatori ci hanno raccontato, e ho parlato anche con dei macellai, e tutti si lamentano del fatto che i prezzi dei vitelli della podolica non sono molto elevati, cioè che c’è come un pregiudizio nei confronti della podolica, rispetto ad altre varietà di bovini. Quale è la tua esperienza?

GP: Sì, questo è vero.

AS: Quindi tu come fai? Hai un tuo sistema? Hai un tuo canale commerciale? Hai dei macellai che ti comprano gli animali? Come sei organizzato?

GP: Io sono organizzato che devo accontentare l’acquirente. Se, per modo di dire, valgono 500 euro, te ne danno 300. Ti devi accontentare. Anche perché li devi dare, li devi vendere più di tutto perché ci stanno i lupi. A me quest’anno i lupi mi hanno mangiato 16 capi, 13 vitelli, 2 giovenche e 1 mucca. Questo nel giro di sei mesi che sono stato in montagna a Moliterno. Qua a San Giovanni a Piro ancora non hanno iniziato, ma inizieranno anche qua perché c’è pieno di lupi anche qua. Ci dobbiamo accontentare perché se non glieli diamo, anche le volessimo far crescere un po’ di più, ce li fregano i lupi. Ci accontentiamo, poco è meglio di niente. E non siamo tutelati da nessuno! I forestali invece di aiutarci sono buoni solo a fare verbali, vanno trovando storie da tutti i lati. Al posto di venirmi ad aiutare con i lupi che si mangiano i vitelli, guardano le carcasse e se ne vengono dicendo che sono i cani nostri che li mangiano. Ma, noi ai lupi gli facciamo le foto. Nel mio telefonino tengo le foto dei lupi. Loro dicono che non è vero che ci stanno i lupi. I lupi ci stanno anche a San Giovanni a Piro, vengono in paese.

AS: Raccontami di questa transumanza a Moliterno. Come ti sei organizzato, perché c’è da fare più tappe, devi avere dei punti sosta? Come è strutturata questa transumanza? Hai degli amici lungo il percorso che ti fanno stare gli animali sui loro terreni durante la notte a pascolare?

GP: Quando vado in montagna con tutte le autorizzazioni dei veterinari e del sindaco, insomma con tutte le carte in regola, quando parto di qua ci vogliono 3 giorni per arrivare, al ritorno per arrivare sul posto dove devono stare qua ce ne vogliono 5. Questo perché d’estate a maggio fa giorno presto e alle 3 del mattino già puoi camminare fino alle 10 di sera. E, infatti, si cammina. Invece, a dicembre, quando torno indietro, puoi camminare la mattina dalle 7 alle 4.30-5-6 del pomeriggio, poi ti devi fermare.

AS: Quindi, quando vai in montagna fai più di 30 km al giorno con le mucche. Un bel ritmo!

GP: Le mucche podoliche camminano e dove ci sono le fermate si fermano da sole. Arrivano nel posto dove si devono fermare e si fermano. Poi, in alcuni punti stanno un’ora o tre quarti d’ora o due ore ferme e poi se ne vanno. Loro fanno tutto da sole.

AS: Ma, che percorsi fai? Non vai sulle strade principali, vai su delle strade secondarie?

GP: No, io vado sulle strade provinciali. Io il percorso lo metto anche sulle carte della transumanza. Parto da San Giovanni, passo per Santa Marina, risalgo a Tortorella, Fortino di Casaletto Spartano, poi Lagonegro e Moliterno. A Santa Marina passo nel centro del paese. Davanti c’è la macchina con le frecce accese e dietro anche. Poi, siamo tutti attrezzati, non è che siamo dei dilettanti. Ci sono 5-6-7 persone, dipende.

AS: Poi, quando arrivi a Moliterno hai 207 ettari di pascolo affittato.

GP: 207 ettari tutti a pascolo. E’ un buon pascolo di qualità. Certamente, meglio di questi qua, di quelli che si trovano in Cilento. In Cilento non ce ne sono di pascoli così. Tra l’altro il pascolo che io ho a Moliterno non è neanche il migliore che si possa trovare. Ce ne sono anche gli altri più grandi e migliori. Però, in base a quello che c’è qui, molto meglio là.

AS: Poi, là come sei organizzato? Hai una casa dove puoi stare?

GP: C’è un casolare dentro il terreno. Non c’è un ricovero per le mucche. Loro stanno sempre all’aperto, sempre fuori tutto il giorno. I formaggi li faccio solo quando c’è l’erba buona, non sempre, perché il latte lo faccio bere ai vitelli per farli crescere prima, così li vendo prima. Per non farli mangiare dai lupi cerco di farli crescere il prima possibile, sacrificando il latte. Ho sei cani maremmani. Erano sette e uno me lo hanno ammazzato i lupi.

AS: Quando ritorni da Moliterno a San Giovanni a Piro quali sono le tappe che fai nei 5 giorni?

GP: Faccio sempre la stessa strada, solo che la prima sera mi fermo a Lagonegro, sempre ospitato da altri allevatori che mi fanno fermare nei loro recinti. Lungo il percorso ho molti amici allevatori. Siamo amici con tutti e ci rispettiamo. Siamo persone civili, non è che se alleviamo gli animali… Siamo tutti persone civili. Ci mettiamo d’accordo su dove possono stare le mucche per la notte. Quando torno mi fermo da un mio amico a Tortorella, mentre all’andata non mi fermo perché arrivo da lui intorno alle mezzogiorno/l’una e quindi me ne vado. Mi vado a fermare da un altro amico mio di Lagonegro che anche lui le mucche e mi riserva un bel recinto apposta per far fermare le mucche e farle mangiare. Lui non ci fa pascolare le sue mucche per 10 giorni in modo che ci sia un po’ di erba per le mie. Quando arrivo da lui, le mucche mangiano, si riposano e mi fermo la notte da lui. Quando torno, lo stesso succede a Tortorella, da un altro amico che ci rispettiamo, che ha il recinto dove le mucche possono passare la notte. Non c’è niente da mangiare e io ci porto il fieno, però mi lascia a disposizione tutto il tuo recinto per poter dare il fieno alle mie mucche e farle riposare.

AS: Ho capito. Passiamo a ragionare su come sei organizzato invece a San Giovanni a Piro. Tu mi dicevi che hai circa 60 ettari di fida pascolo, per adesso. Hai anche un po’ di terreni tuoi, circa 7-8 ettari. Le mucche stanno sempre al pascolo oppure hai una stalla?

GP: Stanno sempre al pascolo. Vorrei fare una spalla, però non so, non riesco a trovare una persona che mi aiuta a capire per fare questa stalla a chi mi devo rivolgere, come devo fare questa cosa. Vorrei fare una stalla vera e propria per tenere le mucche. Perché io questo mestiere lo faccio da quando avevo 3 anni e io fino a che gli occhi aperti, che il Signore mi fa stare all’inpiedi, le mucche toglierò mai, però purtroppo dicono che c’é il Parco, c’é questo e quell’altro, ci sono troppi vincoli. Se ne escono che c’è il Parco, però il Parco non lo devono andare a fare nei terreni dei poveri che per comprarsi un terreno hanno visto la fame e loro fanno i padroni. Per me è tutto sbagliato quello che dicono.

AS: Ho capito. Mi racconti la storia della fida pascolo. Tu dici che hai 60 ettari, però c’è qualche problema, nel senso che ci sono altri che pascolano.

GP: Esatto e poi non me l’hanno data vicino a dove io tengo le mucche. L’ho chiesto ai sindaci ma non me l’hanno mai data. E’ lontana dai miei terreni. Me l’hanno data da tutta un’altra parte. Questa cosa sono anni che chiedo ai sindaci di aggiustarla, ma no succede nulla. Finisce che io e altri due ragazzi che hanno la fida pascolo ci troviamo sempre a litigare per l’utilizzo di questi terreni.

AS: Adesso tu quanti anni hai?

GP: Ne ho 60 compiuti.

AS: Fino a quando pensi che potrai fare questi 100 Km andata e ritorno? Perché è uno sforzo impegnativo e bisogna stare in una buona forma fisica.

GP: Per dire la verità questo non te lo so dire perché sta tutto al Signore!

AS: Ma tu hai dei figli?

GP: No. E nemmeno mio fratello.

AS: Perché non siete riusciti a trovare una moglie?

GP: No. Le mogli ce le abbiamo, ma non abbiamo avuto figli. Purtroppo, i figli non sono venuti, però abbiamo tanti nipoti.

AS: Nei prossimi 5 anni che cosa vorresti fare, rispetto a quello che tu hai e fai adesso? C’è qualcosa che tu vorresti realizzare, che vorresti cambiare, che vorresti fare diverso? Qual è il tuo sogno nel cassetto rispetto all’attività che stai svolgendo?

GP: Il mio sogno nel cassetto è che io finché che sto, che riesco ad alzarmi e andare un passo, sono sempre dietro le mucche, anche una che la devo tenere legata davanti casa.

AS: D’accordo. Tu hai questo legame che è nato da quando tu avevi 3 anni e andavi a pascolare i buoi di tuo padre. Questo lo capisco, però voglio dire dal punto di vista dell’attività tu potresti pensare di realizzare la stalla, come dicevi prima…

GP: Vorrei avere una stalla per fare stare meglio gli animali, per non farli stare al freddo. Questo, sì. Però, non penso che devo cambiare, che devo fare un’altra cosa. No. Fino a che ho gli occhi aperti e ce la faccio a camminare voglio stare sempre con le mie mucche.

AS: Però, tu potresti pensare di aprire una macelleria, per esempio, dove vendere direttamente la tua carne podolica?

GP: No, no, no, no, no, no. A questa età, no, e poi non è che sono tanto esperto nel lavorare la carne e nel prepararla.

AS: Ma, non c’è qualche tuo nipote che potrebbe aiutarti a farlo?

GP: Loro lavorano e comunque quando serve mi danno una mano a fare transumanza e a fare il fieno. Mi aiutano a fare tante cose, però non è che sto sempre a chiamare loro. Hanno la loro vita.

AS: Pensavo che magari qualcuno di questi tuoi nipoti poteva pensare di fare il macellaio.

GP: Sera prima sì, ma adesso. Poi, nella nostra famiglia uno ci deve nascere per fare le cose e nessuno è nato per fare queste cose qua.

AS: Tu sei rimasto, credo, l’ultimo che fa veramente una transumanza in tutto il Cilento, perché gli altri fanno delle transumanze, però fanno pochi km, cioè vanno dal basso in alto con un tragitto breve.

GP: La mia transumanza, quando la faccio, a parte che è bella proprio, le mucche sono tante e hanno dei campanacci. Poi, sono mucche addestrate sulle strade. Occupano metà strada, non occupano tutta la strada. Metà loro e metà libera.

AS: Una cosa che mi viene in mente è che tu potresti far partecipare alla tua transumanza delle persone a pagamento. Persone che vengono con te e fanno la transumanza.

GP: Per me se pe persone vogliono venire, possono venire.

AS: Ho capito, ma tu potresti far diventare la tua transumanza un evento a cui possono partecipare un certo numero di persone che pagano una sorta di biglietto. Parlo di gente che vive a Milano, Napoli o Roma che vorrebbe vivere un’esperienza come quella di fare un 100 km di transumanza…

GP: Per me non c’è niente di strano. Se vogliono, possono venire.

AS: Quello che ti sto dicendo è che la tua transumanza la potresti farla diventare un’attività economica.

GP: Io non sono attirato da queste cose, per cui mi devono pagare, perché è una cosa che mi piace. Se c’è qualcuno che vuole venire, viene. Quando sono andato all’altro a mare, all’Adriatico, a Tursi in Puglia, un signore voleva fare fare i filmati da mandare in televisione a Linea Verde o a Geo & Geo. Voleva fare le riprese, ha iniziato, ma poi non ha finito e io non ho visto mai niente. Se qualcuno è interessato a fare riprese o a partecipare, per me va bene.

AS: Penso che sia un interesse. In Italia non c’è più tanto questo fenomeno della transumanza, però è rimasto nella memoria e nell’immaginario di molte persone. Anche perché le transumanze sono state importantissime in Italia, in particolare le transumanze dall’Abruzzo verso Foggia e il Tavoliere della Puglia. Poi, c’era anche la transumanza dall’appennino umbro-marchigiano verso la campagna romana, all’interno dello Stato Pontificio. Quelle erano soprattutto transumanze di pecore. Sono fenomeni che sono durati secoli, rimasti nella storia dei territori.

GP: La transumanza è una cosa tradizionale, che si è fatta da sempre, però nessuno l’apprezza più. Ci sono persone che ci prendono per pazzi, che facciamo tanti km a piedi, che facciamo questo. Però, è una cosa tradizionale, una cosa bella.

AS: Sono d’accordo con te, è una cosa bellissima e piena di fascino, di interesse e poi soprattutto tu fai un’attività economica, hai 100 capi, che non sono pochi.

GP: Adesso che gli devo dare il fieno da mangiare, prendo 35 balle di fieno alla mattina, a 5 euro alla balla, vedi quanti soldi sono.

AS: La questione sarebbe avere dei terreni da coltivare per fare questo fieno.

GP: Lo so, però non è così facile nella nostra zona. Noi stiamo nelle terre sperdute. Io mi volevo iscrivere alla Associazione Allevatori della Campania e Molise, volevo far iscrivere anche le mucche, quelle che erano podoliche, al registro nazionale. Se qualcuna che non era podolica la toglievo. Sì, sì, però poi nessuno porta termine niente. Io voglio far parte dell’Associazione, mi voglio iscrivere Non c’è problema.

AS: Anche perché tu lo sai che c’è un programma della Regione Campania che si chiama Allevatore Custode che se tu hai degli animali autoctoni certificati, come per esempio la podolica oppure la capra cilentana, ci sono delle risorse e dei programmi di assistenza tecnica. Però, l’Associazione è un po’ il braccio operativo di questo programma. Però, se tu hai non hai avuto risposte, questa cosa la segnaleremo.

GP: Io mi volevo iscrivere all’Associazione Quando sei iscritto all’Associazione anche per prendere un medicinale o qualche cosa puoi avere uno sconto. Si pagano un 200-300 all’anno iscrizione, però dopo sei coperto. In Basilicata e sono tutti coperti. C’è un altro modo. Qua io per iscrivermi in Basilicata devo trasferire la mia residenza. Non l’ho fatto perché sono di qua, ma se ero lucano l’avrei fatto subito. Là è tutto diverso. Qua in Campania non capiscono niente. Fanno boom boom e alla fine non sanno niente.

AS: Anche perché in Basilicata sulla podolica hanno fatto un bel lavoro di selezione.

GP: E’ quello che dico io. Perché la Campania non si impegna un po’? In Campania ce ne stanno tante di mucche podoliche, non è ce le ho solo io certo certo.

AS: Comunque, ti posso dire soltanto questo, che sto cercando di intervistare il direttore dell’Associazione e ho provato tante volte a telefonargli, sono anche riuscito a parlargli al telefono un paio di volte e poi non mi ha più risposto al telefono. Comunque ci riproverò perché voglio capire, siccome mi è stato detto da Gianni Ruggiero che l’Associazione gioca un ruolo fondamentale rispetto a questi programmi che la Regione sta mettendo in campo e che fa anche assistenza tecnica agli allevatori. Tu mi dici che sono venuti da te e poi sono passati mesi e non è successo niente.

GP: No, non è successo niente. Sono venuti, un tecnico che lavorava per la Regione Campania, a controllare che le mucche erano podoliche. Me le ha fatte passare quasi tutte. Delle 127 che tenevo, me ne ha scartate 13.

AS: Ho capito. Ti ringrazio, Gerardo. Comunque, siamo in contatto perché il progetto va avanti e facciamo degli eventi e quindi ti manderò il calendario e se tu puoi partecipare ci fa piacere. Portati anche tuo fratello Gioacchino. Ti ringrazio.

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