Un sindaco, i pastori e il territorio: ragionare e operare per lo sviluppo locale

Ferdinando Palazzo, sindaco di San Giovanni a Piro, ha deciso di ragionare con gli allevatori del suo territorio, di raccoglierne i bisogni e di costruire con loro un progetto per una struttura per la caseificazione. Un progetto in cui il comune, come amministrazione pubblica, accompagna gli allevatori verso la qualificazione e diversificazione delle produzioni e l’apprendimento di nuove competenze.

Alessandro Scassellati (AS): Salve a tutti. Siamo insieme a Ferdinando Palazzo, sindaco di San Giovanni a Piro, un avvocato che si è posto con uno sguardo di attenzione nei confronti dei pastori di bovini e ovi-caprini presenti nel territorio di San Giovanni a Piro. Insieme con loro, sta lavorando ad un progetto che ha l’obiettivo di realizzare un caseificio gestito dal comune. L’idea è di cercare di mettere insieme gli allevatori in modo che possano conferire il latte e far fare dei formaggi di qualità che siano perfettamente a norma. Arrivare a produrre anche un’offerta di formaggi diversificata.

Mi sembra un’iniziativa rilevante, anche alla luce di molte delle questioni che sono emerse nel corso delle interviste fatte finora, da cui è emersa la necessità che le amministrazioni pubbliche locali – dai Comuni alla Comunità Montana, dal Parco alla Regione Campania – si pongano in un atteggiamento di ascolto rispetto ai bisogni degli allevatori e provino a cimentarsi nel fornire alcuni servizi. Gli allevatori svolgono funzioni di presidio del territorio, di mantenimento della presenza umana in zone del territorio come l’alta collina e la montagna, producono cibo, sono degli imprenditori. Insomma, sono dei soggetti rilevanti per un territorio come quello del GAL Casacastra. Vorrei che il sindaco ci raccontasse come com’è nato questo percorso progettuale.

Ferdinando Palazzo (FP): Il percorso progettuale è nato perché noi siamo insediati da sei anni e dopo aver messo mano a quelle che erano le situazioni infrastrutturali di questo comune, che noi ritenevamo fossero fondamentali, come la programmazione dell’edilizia con la realizzazione del PUC (Piano Urbanistico Comunale) dopo tanto tempo, gli accordi per la corretta depurazione delle acque. Poi, abbiamo messo mano alla raccolta differenziata, passando dal 35% all’80%.

Dopo aver lavorato su tutte queste cose che noi ritenevamo fossero fondamentali, ci siamo posti un ulteriore problema, ossia che cosa poteva fare il comune per quelle che sono le occasioni di lavoro di questo territorio. Ci siamo interrogati su quali erano le espressioni di lavoro che questo territorio esprimeva e se era possibile ottimizzarle, promuovere ed accompagnare un loro adeguamento ai tempi moderni. Provare a ragionare su una forma di marketing, di vendita e di promozione di un brand di prodotto.

Abbiamo notato, per esempio, che nessuno dei nostri allevatori aveva chiesto di utilizzare il marchio del Parco Nazionale del Cilento. Come area siamo un’area fortunata perché siamo sia Parco Nazionale che Area Marina Protetta, per cui abbiamo già questi brand che ci connotano come una zona ad alta tutela. Dato questo alto interesse ambientale, sarebbe importante avere dei prodotti che rispettassero dei canoni qualitativi e e che fossero a km zero in relazione alla vendita dei prodotti. E’ una situazione che ci alletta, al di là del fatto che riteniamo importante la creazione di posti di lavoro e occasioni di sviluppo in relazione a dei prodotti, anche di nicchia, che si possono generare sul territorio. Questo evita il fenomeno dello spopolamento, anche se il mio comune fortunatamente questo fenomeno lo soffre poco, perché da 30 anni abbiamo lo stesso numero di abitanti. Ma, questo non significa che non si potrà verificare. Quindi, ci poniamo il problema del divenire rispetto a quello che è il presente.

Per cui, ponendoci questi problemi, e parlando con il nostro consulente, abbiamo pensato di fare in modo che il comune avesse una partita Iva agricola. Abbiamo la possibilità di fare qualcosa in relazione ad alcuni immobili che il comune non utilizza. In particolare, abbiamo pensato che un immobile potesse essere utilizzato come una struttura in cui far confluire tutto il latte che i pastori possono voler fornire, in maniera tale che il latte venga diversificato in relazione alla tipologia di animale di produzione – ovino, caprino e bovino – per fare dei prodotti lattiero-caseari che possano avere innanzitutto il marchio del Parco e possano avere una professionalità, un casaro professionale, che possa migliorare l’offerta. Qua fanno un ottimo formaggio, però è possibile migliorare e aumentare le tipologie. Andare a fare un formaggio migliore, magari diversificando per tipi di latte e con varie stagionature. Pensare anche a una stagionatura di carattere diverso. Pensare a munire questo prodotto del marchio del Parco. In sostanza, fare un nostro prodotto autoctono, un prodotto della nostra zona che si caratterizza in relazione a questo posto.

Non dimentichiamo che il Parco Nazionale del Cilento è l’unico Parco al mondo che ha come patrimonio immateriale la dieta mediterranea, per cui ci innestiamo in un discorso anche di educazione alimentare, in cui siamo per tradizione già inseriti. La dieta mediterranea ci dà la possibilità, almeno secondo gli studi, di vivere più a lungo. Qui, siamo terra di centenari. A San Giovanni ho un caro concittadino che pochi giorni fa ha raggiunto il traguardo dei 108 anni ed è il secondo in Campania. Per cui, queste buone pratiche potranno essere, secondo noi, ottimizzate attraverso questa struttura. Potranno essere instradate verso un mercato diverso rispetto a quello di adesso, creando delle occasioni.

Tutto questo, però, senza che il comune voglia essere né di contrasto né di concorrenza con quella che è già l’attività portata avanti dai pastori. Noi vogliamo soltanto fare un’attività che sia d’esempio, da sprone, che dia quella spinta in più. Che metta in moto lo spirito emulativo da parte dei privati che spero che di qui a poco possa sostituire completamente l’azienda comunale, con tante piccole aziende che possano poi realizzare questi prodotti.

Noi pensiamo che fare amministrazione non sia soltanto realizzare delle opere per il territorio del comune, anche perché fare le opere, se poi non ci stanno più le persone a goderne, non ha senso. Vogliamo porci in maniera propositiva anche in relazione a quelle che sono le rinnovate esigenze. Sappiamo tutti, ad esempio, che un prodotto senza un packaging, senza marketing e senza un brand stenta a promuoversi, mentre invece attraverso un determinato modo di porsi e di proporsi a quelli che sono i possibili acquirenti, diventa più appetibile, suggestivo. Anche la suggestione è importante nel cibo, cioè dire che questo formaggio viene realizzato in un territorio che è un territorio della dieta mediterranea e che produce centenari, è un modo di promuovere il prodotto e di dargli un appeal diverso.

AS: Le volevo chiedere chi sono questi allevatori. Ci sono anche dei giovani?

FP: Ci sono diversi giovani. La maggior parte dei nuovi allevatori sono tutti i giovani.

AS: Secondo lei questi giovani hanno anche una mentalità diversa rispetto ai loro padri, soprattutto sul tema del cooperare insieme rispetto a un progetto come questo? Il fatto di conferire il latte per fare poi dei prodotti di qualità. Sappiamo che lavorare sulla tematica della cooperazione tra operatori non è facile.

FP: Questa è la sfida del comune. Non è proprio semplice, ma noi veniamo da un’esperienza in cui avevamo una raccolta differenziata al 35%. Sono convinto che gli esempi di virtù sono contagiosi, per cui nel momento in cui abbiamo iniziato a parlare con i cittadini e a dire “più differenziamo e più siamo belli; più differenziamo e più facciamo del bene al nostro pianeta; più differenziamo e più siamo sani”, siamo arrivati all’80% in pochissimo tempo. Ogni anno siamo nella top ten di Riciclaestate, cioè in estate piuttosto che diminuire la differenziata la aumentiamo di 12 punti. Questo grazie agli operatori che sono molto bravi, però anche grazie ai cittadini che collaborano, perché le idee del comune possono essere le migliori, le più illuminate, ma senza la collaborazione delle persone che vivono sul territorio qualsiasi idea e politica non ha uno sviluppo. Abbiamo fatto un PUC a crescita edilizia zero. Questo significa che la comunità recepisce un buon esempio con orientamento teso alla sostenibilità. Facciamo parte della rete di Avviso Pubblico che è legata a Libera. Abbiamo le 5 vele di Legambiente, perché Legambiente ci ha sempre premiato per le politiche ambientali che abbiamo fatto in questi cinque anni.

AS: Quindi, ci sono questi giovani e questo mi sembra fondamentale e poi mi sembra importante pensare a questa struttura comprensoriale di trasformazione come ad un qualcosa che possa dare un esempio da emulare. Questo significa che il casaro professionale a capo di questa struttura dovrà svolgere anche un ruolo di tipo formativo, proprio per formare questi giovani allevatori sulle buone pratiche della produzione del latte e della caseificazione?

FP: Nel momento in cui partiremo potremo fare dei corsi di formazione a chi ha la volontà . Puntiamo molto sullo spirito emulativo promosso da un casaro professionale.

AS: Penso che questo avrebbe un valore enorme, perché ho fatto alcune interviste a dei giovani allevatori che fanno anche caseificazione. Sono figli di famiglie che hanno sempre fatto gli allevatori e produttori di formaggi, però loro mi hanno detto chiaramente che il tema è che non si può continuare a fare come si è sempre fatto, bisogna studiare, bisogna formarsi, bisogna conoscere cosa è il latte e bisogna curare anche l’alimentazione degli animali, perché è la qualità del latte che in gran parte determina quella dei formaggi.

C’è un percorso di apprendimento che ognuno deve fare. Tra l’altro il Cilento è anche un territorio dove studiare queste questioni non è facile. Ci sono delle difficoltà perché, per dirne una, non c’è un istituto tecnico agrario. Quello che c’era a Sapri è stato chiuso qualche anno fa per mancanza di iscrizioni. Una decisione che andrebbe rivista, riattivando un istituto altrove, magari in un luogo più centrale rispetto alle aree che esprimono una forte vocazione agricola e zootecnica, collegandolo strettamente con le aziende che ci sono sul territorio per collaborazioni, stage e tirocini.

FP: Noi abbiamo stretto un accordo con il Dipartimento di Scienze Agrarie di Portici e abbiamo fatto una summer school proprio per invogliare i ragazzi a frequentare queste materie perché riteniamo che siano fondamentali. Adesso coltivare il territorio non è più come una volta. Presuppone anche delle conoscenze di chimica e di biologia che ottimizzano quello che è il rapporto. Fare il produttore di prodotti agricoli significa fare anche l’imprenditore. Sono delle professionalità che non si possono tramandare, ma ci vuole passione, ci vuole studio e ci vuole capacità di adattarsi ai tempi. Abbiamo stretto questo accordo con il Dipartimento di Agraria di Portici e abbiamo fatto questa summer school finanziata anche dal comune. Abbiamo dato una borsa di studio di 100 euro a ragazzo.

AS: Ho partecipato ad una giornata di formazione della summer school con un progetto che coordinavo – Agrobiocilento – insieme al professore Giuliano Bonanomi di Portici che era il responsabile scientifico del progetto. In quella giornata abbiamo raccontato tutto quello che stavamo facendo con questo progetto. Quindi, ho incontrato questi ragazzi che avevano le borse di studio e siamo stati insieme.

FP: Abbiamo anche portato bene perché il preside di Agraria, il professore Lorito, è diventato Rettore della Federico II.

AS: Per concludere le volevo chiedere di fare una riflessione sul fatto che lei è sindaco di un comune importante per la zootecnia e per il flusso turistico. Lei ha raccontato tutta una serie di cose che come comune avete fatto in questi sei anni di amministrazione, in tanti campi. Ora, le volevo chiedere però anche una riflessione sul fatto che ci sono delle cose che un comune da solo non può fare e che invece richiederebbero un’azione di area vasta, ad una dimensione quantomeno di Comunità Montana o di Cilento. Abbiamo il Parco che in teoria dovrebbe essere l’agenzia di sviluppo che mette a sistema una serie di politiche. Che succede da questo punto di vista? Ci si muove in questo senso? Anche rispetto al tema della zootecnia c’è una serie di cose che si possono fare a livello locale, però poi c’è da mettere in rete un po’ tutti gli attori della filiera e istituzionali che stanno sul territorio. Il problema è chi lo fa questo lavoro? Chi si assume questa responsabilità?

FP: Sono convinto che i territori, in un mondo globalizzato come quello di oggi, non possono più essere chiusi dentro dei confini geografici ridotti come quelli del singolo comune. Per cui, è chiaro che il territorio deve andare avanti insieme, non è possibile pensare che possa andare avanti un comune rispetto ad altri, rispetto a chi gli sta intorno. Questo in relazione ad ogni cosa. Così, come ho detto prima, non penso che il comune e le istituzioni possano andare avanti da soli, senza la partecipazione dei cittadini.

Penso che sia già stato fatto un discorso, per esempio, per la filiera del vino che nel Cilento adesso ha delle punte di eccellenza. Ci sono varie cantine che hanno sfornato dei vini ottimi e attraverso questa emulazione continuano a sviluppare dei vigneti in vari comuni del territorio del Cilento.

Per cui anche prendendo spunto da questo, penso che anche nella zootecnia si possa fare un discorso dello stesso tipo. Anche perché questi vigneti, questo modo diverso di coltivare e di fare un vino più ricercato, più moderno, ha dato e sta dando i suoi frutti, per cui non vedo perché negli altri campi non si possa copiare lo stesso sistema. Vedo anche comuni – adesso c’è stato per esempio Pollica-Acciaroli – che hanno fatto un vigneto comunale. Anche Sicilì e Morigerati hanno ceduto dei terreni ad un’altra azienda vinicola e stanno facendo un percorso del genere.

Per cui, c’è questo fenomeno di tornare a delle attività che forse per troppo tempo abbiamo ritenuto secondarie rispetto a quello che era l’aspetto turistico e che adesso tornano in in pieno vigore, anche perché noi come offerta turistica offriamo non soltanto un mare con delle acque eccellenti, ma abbiamo molto a cuore la montagna. Per cui, abbiamo curato molto i percorsi di trekking e i percorsi enogastronomici. Il cibo diventa fondamentale per quella che è un’esperienza turistica, che non è soltanto legata ad un luogo di relax e di godimento del mare. E’ un’esperienza turistica, così come la dieta mediterranea che non è solo una ricetta, ma è un modo di vita.

Sono d’accordo con lei che gli enti sovraordinati dovrebbero fare da coordinamento fra i vari comuni in relazione a quelle che possono essere anche le potenzialità dei singoli comuni. Si dovrebbe abbandonare la logica del campanile e pensare che magari nel mio comune, perché il territorio è fatto in un determinato modo, si deve fare per forza quello, ma non è che bisogna replicarlo per forza in tutti i comuni. Magari bisogna proporlo nei comuni che sono più pronti a recepire quel determinato modo di produzione per una vocazione o una determinata conformazione orogeografica, per l’esposizione dei territori. Per cui il vino va bene ad Acciaroli e a Morigerati, mentre invece il mio territorio non offre dei territori che possono dare la stessa esposizione per i vitigni. Non vedo perché io debba replicare nel mio comune una situazione del genere.

Una logica di sistema del territorio dovrebbe essere sviluppata dal Parco che però è oberato, secondo me, rispetto alla struttura che ha, da molti incombenti, per cui ci vorrebbe una semplificazione dei suoi compiti – ne parlavo tempo fa ad un incontro della protezione civile. Mi sembra che lo Stato vada a delegare troppo a quella che è la volontà dei singoli cittadini e all’associazionismo e al volontariato. Bisogna che lo Stato ritorni a fare lo Stato. Bisogna che lo Stato faccia degli uffici che siano propositivi e individuino zone che hanno determinate vocazioni e sviluppino quelle zone, anche intercettando i flussi dei finanziamenti europei. Occorre creare delle situazioni di carattere strutturato con una dimensione territoriale, però c’è bisogno che lo Stato si riappropri della funzione dello Stato. Il Parco è un pezzo di Stato, ma funziona meglio se lo Stato si rende conto che a quel pezzo di Stato gli deve dare gli strumenti adatti.

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