Giovani, maiali e tradizioni alimentari di un territorio. Il progetto di Alessandro Pellegrino

Alessandro Pellegrino, giovane titolare dell’azienda Futuragricola di Caselle in Pittari, alleva maiali allo stato semi brado. Lavora per soddisfare la richiesta dei consumatori privati del suo territorio che ci tengono ancora prodursi in proprio i salumi per il consumo familiare. Alessandro ha un suo progetto da realizzare nei prossimi anni e ce lo racconta.

Alessandro Scassellati (AS): Salve a tutti. Siamo con Alessandro Pellegrino, un 34enne di Caselle in Pittari che gestisce un’azienda che si chiama Futuragricola che opera su dei terreni di famiglia, anche se il padre di Alessandro, come attività principale, fa l’artigiano carpentiere, pur essendo coinvolto nelle attività agricole. L’azienda di Alessandro alleva maiali, ma produce anche cereali e altri prodotti vegetali. E’ un’azienda agricola a tutti gli effetti. Vorrei che Alessandro ci raccontasse la sua storia. Ha 34 anni e ha cominciato nel 2010.

Alessandro Pellegrino (AP): Sono allevatore di suini e la mia azienda nasce nel 2010, quasi per gioco perché collaboravo con un amico che ha anche lui un’azienda agricola e che al momento alleva solo bovini, e allora allevava anche maiali. Però, per diversi problemi ha dovuto chiudere l’allevamento suino e quasi per gioco mi ha voluto regalare due scrofe. All’epoca avevo 23 anni e ne ho parlato con i miei genitori. Loro hanno subito acconsentito: “se ti piace, perché no?” Avendo dei terreni incolti abbandonati, li abbiamo puliti e abbiamo cominciato a mettere queste due scrofe al semi brado. Da lì è cominciato a nascere questo allevamento.

Nel tempo abbiamo fatto diverse migliorie. Le due scrofe avevano una genealogia da maiale nero lucano. La loro prolificità era la scarsa. Facevano pochi maialini (9-10), per cui ho provato a sperimentare con altre genetiche. Abbiamo comprato una genetica italiana che si chiama Anas (dall’Associazione Nazionale Allevatori Suini) e siamo migliorati tantissimo.

AS: In base a quali motivazioni hai scelto il maiale Anas? Quali caratteristiche ha questo maiale per cui tu l’hai scelto?

AP: L’ho scelto perché è una razza rustica, è una razza che si riesce ad adattare meglio all’allevamento semi brado. Ci sono altre razze che sono un po’ più delicate.

AS: Quindi, tu fai un allevamento semi brado. Come ti sei organizzato? Hai pulito i terreni e ci sono anche delle querce?

AP: Ci sono delle querce che cascano proprio nei recinti dove stanno i maiali. Ho dovuto recintare tutti i terreni per essere in linea con le prescrizioni della ASL. Noi siamo dentro il Parco Nazionale del Cilento e ci sono i cinghiali, per cui l’ASL ha disposto che ci vuole una doppia recinzione. Ho dovuto fare una recinzione metallica e poi a 80 cm ho dovuto fare una seconda recinzione elettrica, più di dissuasione che un’effettiva recinzione. Tra cinghiali e maiali non ci deve essere contatto, specialmente con la peste suina che sta arrivando. Ho avuto dei controlli anche la settimana scorsa da parte dei veterinari e dicono che con questa peste suina non ci deve essere il minimo contatto tra cinghiali e suini.

Il primo step è stato fatto con queste scrofette dell’Anas che ho tenuto per 4-5 anni. Poi, siamo passati al top, importando direttamente dalla Danimarca le danesi, una genetica DanBred. In questo momento allevo 170-180 suini, piccoli e grandi. Ho dei maialini che hanno trenta giorni, altri che hanno 4 mesi, altri ancora di 7 mesi. Li allevo fin quando arriva il cliente con le sue esigenze. C’è chi cerca dei maiali di 30 chili, chi di 50 o di 90 chili. Quello che mi resta come rimanenza lo porto alla macellazione. Però, dal 2010 non mi sono rimasti mai tanti maiali, perché li porto sempre a termine, ho diversi clienti che li prenotano anno per anno.

AS: Ma, secondo te, per un maiale maturo dei tuoi, quanto tempo ci vuole?

AP: Intorno ai 10 mesi, al peso di 190-200 kg. Per l’alimentazione, i piccolini fino al peso di 30 kg mangiano i mangimi perché nei mangimi ci sono tutte le sostanze che occorrono. Ho provato ad alimentare i maialini piccoli con lo sfarinato, con i cereali di produzione propria, però ho avuto scarsi risultati. Per carenze di vitamine e altri nutrienti, succedeva che avevo il maiale che diventava grande e quello che rimaneva piccolo. C’erano proprio delle carenze quand’erano piccoli, gli mancavano le proteine, i carboidrati e un po’ tutto…

AS: Tu ti sei consultato con un veterinario per l’alimentazione?

AP: Dopo aver fatto questi esperimenti e averli pagati a caro prezzo, perché ho avuto dei risultati scarsi, ho conosciuto un veterinario alimentarista di Rocca Imperiale in Calabria. Lui mi ha fatto delle formule per l’alimentazione. Diverso peso, diversa alimentazione, però partiamo dai 30 kg. Sotto i 30 kg andiamo con il mangime. Quelli sopra i 30 chili mangiano mais, orzo, soia, favette, farinaccio, crusca e un po’ di integratori (il 2%).

AS: Come commercializzi questi animali? Come li vendi e a chi li vendi? Come ti sei organizzato? Hai una tua rete di clienti locali e anche esterni? Raccontaci.

AP: I miei clienti sono locali, del mio paese e dei paesi limitrofi, Casaletto, Morigerati, Sanza, Alfano, Rofrano, Teggiano. Il periodo per la vendita comincia da gennaio fino verso maggio-giugno. In questo periodo c’è la maggior richiesta, perché c’è ancora chi alleva il maiale e poi lo macella a dicembre-gennaio. Il maiale che hanno cresciuto viene rimpiazzato subito con un maialino piccolo. Quindi, comprano quasi tutti il maiale di 25-30-40 kg e poi se lo ingrassano loro.

Io produco intorno ai 400 maiali all’anno e ne vendo intorno ai 340-350 come maialini. Quindi, programmo le nascite. Ad ottobre sono nati i primi, ma i prossimi nasceranno al 15 di novembre, poi a dicembre, e poi a gennaio. Ogni 35-40 giorni c’è un ciclo di nascite. Quelli che poi porto fino alla maturazione sono una percentuale molto ridotta rispetto al totale.

Vendo sempre il maiale vivo. Dipende dalle esigenze del cliente. C’è il cliente che mi chiede il maiale di un quintale e gli porto il maiale al macello e gli do il maiale di un quintale. C’è chi me lo chiede più grande e glielo porto più grande. Purtroppo poi ci sono pure delle rimanenze, perché tu arrivi a febbraio-marzo che non c’è più richiesta di carne per salami e devo cedere al macello.

AS: Quindi, quella del macello è una soluzione di ripiego.

AP: Esatto, non è soddisfacente dal punto di vista dei prezzi, perché il mercato dà poco. Utilizzo il macello di Buonabitacolo che non è troppo distante da Caselle. Un quarto d’ora, sono 12-13 km. I maiali piccoli vengono comprati tutti dalle famiglie per il loro autoconsumo, ma anche i grandi vanno per l’autoconsumo delle famiglie che cercano il maiale che ha dei requisiti che a loro piacciono e se lo comprano.

AS: Mi stai dicendo, quindi, che ci sono ancora parecchie famiglie che si allevano il maiale, magari evitando la prima fase (fino ad arrivare ai 30 kg) e poi lo trasformano a casa.

AP: Esatto, lo trasformano a casa. C’è chi ha dei problemi, magari per lavoro non può dedicargli tutto il tempo che serve per farlo crescere, per cui si compra il maiale macellato e si fa i salami a suo piacere.

AS: Tu sei partito nel 2010 con due scrofe e sei cresciuto come azienda, quali sono i tuoi obiettivi da qui ai prossimi cinque anni? Che cosa pensi di realizzare? Quale dovrebbe essere il futuro della tua azienda? Quali sono gli obiettivi che ti sei dato?

AP: Sono partito con due scrofe e al momento ne ho 15. Al momento ho avuto un PSR finanziato col GAL Casacastra. Sto realizzando una nuova stalla. Per ora ho fatto la base e ora stiamo facendo i pilastri. Quindi, per fine anno vorrei completarla o al massimo per la prossima primavera.

La mia intenzione è di arrivare a circa 30 scrofe in modo da avere un giro annuale di 700-800 maialini. Il mio progetto per i prossimi 5 anni è di continuare a vendere una parte dei maialini sempre ai privati e una parte trasformarla. La mia intenzione è di aprire un punto vendita aziendale con un laboratorio di trasformazione tutto l’anno, ma una macelleria aperta da ottobre a marzo, quando c’è maggiore richiesta, dove chiunque gli servono carne, salsicce, metà maiale o un maiale intero, li possono acquistare.

AS: Tu pensi che per fare la trasformazione, avrai bisogno di fare un po’ di formazione. Quindi di andare a farti un corso di trasformazione?

AP: Sì. Un po’ di esperienza ce l’abbiamo, però facciamo il salame a uso cilentano, il salame tradizionale. L’intenzione è di continuare a farlo alla cilentana, ma aumentando la quantità, aumentano anche i rischi. Quindi, un po’ di formazione ci vorrà sicuramente, perché poi devi garantire un prodotto al 100%. Voglio formare questa filiera a km zero, con maiale nato a Caselle, allevato a Caselle e trasformato a Caselle.

AS: Anche perché Caselle ha una cultura legata alla carne di maiale. Ha una tradizione importante, almeno per il Cilento, nella salumeria basata sulla trasformazione della carne di maiale per fare insaccati di vario genere, dalla soppressata alle salsicce, al salame. C’è una storia.

AP: Avevamo una sagra del salame che è stata fatta per 30 anni e che era una delle sagre più gettonate del Golfo di Policastro. All’ultimo è andata a finire perché andavano a comprare i salami fuori e li vendevano. Era cambiato tutto, mentre prima li producevano qui e i salami avevano un sapore.

AS: Ora, c’è una nuova generazione che viene avanti, perché ci sei tu, poi c’è Michele Esposito e forse qualche altro. C’è la fattoria Tancredi che fa trasformazione anche se adesso i maiali li compra.

AP: Io gli vendo i maialini per la famiglia, per l’autoconsumo…

AS: Ti volevo chiedere, tu hai iniziato che avevi 23 anni e adesso ne hai 34. Vorrei che tu ragionassi sulle tue motivazioni. Hai iniziato per gioco, però poi questo è diventato un vero impegno che ti impegna dalla mattina alla sera tutto l’anno. E’ una scelta impegnativa. Quali sono ancora oggi le tue motivazioni? Forse oggi le tue motivazioni sono più legate ad un discorso di progetto di impresa, rispetto all’inizio che era più un discorso “vediamo che succede”. Vorrei che ragionassi su questo.

AP: Sono partito per gioco, però poi la passione ha cominciato ad aumentare, perché i maiali ti appassionano. E’ un lavoro per cui ci vuole anche la passione giusta per farlo, perché comunque è un lavoro duro. Allevare i maiali è un lavoro molto impegnativo e ci sono delle basi da rispettare, altrimenti non vai avanti. Sono super appassionato per i maiali. E’ una cosa forte, un impegno che va ad aumentare man mano. La passione aumenta sempre di più perché sono pure molto soddisfatto di quello che faccio perché i clienti sono soddisfatti. Avendo la soddisfazione dei clienti, la mia passione aumenta e mi spinge a fare ancora di più.

AS: Dal tuo punto di vista, rispetto alla giovane generazione, forse tu hai fatto una scelta che molti ritengono difficile, perché poi il maiale è non solo impegnativo, è anche un animale che ha i suoi odori e le sue deiezioni. Con il maiale ci si sporca un po’ le mani e ci vogliono gli stivali. Già questo rende questa una scelta difficile. Ti volevo chiedere se tu vedi che c’è una nuova generazione che arriva, cioè che è interessata alla zootecnia oppure invece no? Se ci sono dei giovani, che giovani sono? Sono come te oppure sono diversi? C’è qualcuno che se n’è andato all’università e poi è tornato per fare l’allevatore? Sono tutti figli di famiglie che già avevano un’attività di questo genere?

AP: A Caselle un po’ tutti hanno un mini allevamento per autoconsumo, quindi anche le nuove generazioni tendono a crescere il maiale e i polli. C’è chi ha la capra, chi ha le pecore. Sì, ho diversi amici che si sono buttati anche loro nella zootecnia. Chi ha messo l’allevamento di capre e qualcuno coltiva anche il grano.

Però, sono pochi perché la terra è dura da lavorare e preferiscono fare più un lavoro da scrivania o da commesso, più che lavorare la terra. C’è anche il fatto che un po’ abbiamo abbandonato il territorio. Mi ricordo quand’ero piccolo che a Caselle i terreni che si vedevano erano quasi tutti coltivati. Attualmente, sono quasi tutto abbandonati, perché c’è l’emergenza cinghiali. I cinghiali ci stanno e ogni anno continuano ad aumentare e i contadini continuano ad abbandonare i terreni. I danni sono enormi e ti scoraggiano. Il territorio non prende nessun provvedimento.

AS: Ma non c’è questo gruppo di selettori, oltre ai cacciatori che so che a Caselle sono numerosi e ci sono anche delle confraternite.

AP: Faccio parte di una squadra di cacciatori di cinghiali. L’anno scorso se ne abbiamo abbattuti 103, poi c’è anche un’altra squadra, però sono sempre pochi perché i cinghiali sono in continua evoluzione. Anche la genetica dei cinghiali è cambiata.

AS: Ma, dal tuo punto di vista, fermo restando tutto il discorso degli aspetti igienico-sanitari, il cinghiale non potrebbe diventare un’attività economica. In altre zone d’italia si fanno i salamini cinghiale e altri prodotti. In fondo, il cinghiale è comunque un maiale selvatico, per intenderci. Tu non pensi che possa diventare anche un’attività economica?

AP: Potrebbe diventare un’attività perché in diverse regioni già lo fanno, le squadre abbattono i cinghiali e li conferiscono a delle aziende che fanno la trasformazione, fanno come hai detto tu il salame di cinghiale. Qui si vocifera, però, non so se è vero che il Parco stia creando una cosa del genere a Morigerati. Creando un laboratorio con delle celle, dove i selettori e solo loro, possono conferire i cinghiali abbattuti e venderli. Mi hanno detto che li pagherebbero 1,50 euro al kg e il Parco acquisterebbe questi cinghiali e li farebbe trasformare da un trasformatore selezionato con una gara per la gestione del laboratorio.

AS: Guardando al settore zootecnico nel suo complesso, tu pensi che possa riuscire a stare in piedi nei prossimi anni, considerando la riduzione dei contributi pubblici, per cui il tema diventa quello di saper stare sul mercato, di vendere i prodotti a prezzi adeguati. Anche perché i prezzi dei mangimi o dei fieni, come quello di altri fattori, sono in continuo aumento. Tu hai il tuo piano per i prossimi 5 anni, cercando completare la filiera con la trasformazione e la vendita diretta, ma gli altri che fine faranno?

AP: Io sono molto ottimista. Penso che la strada che ho intrapreso e il progetto continuerà ad aumentare perché penso che la gente sia arrivata all’apice e quindi debba tornare un po’ indietro. Riprendere il cammino delle passate generazioni e ricominciare a coltivare, a produrre cereali e ad allevare i propri animali domestici e a trasformarli.

AS: Tu dici che c’è questa esigenza e questo ritorno alle tradizioni o comunque a questa forma in cui si ricerca di avere dei prodotti che uno sa come sono stati realizzati, a partire dall’allevamento. Che il tema dell’autoconsumo rimane importante in Cilento. In altre zone d’italia, invece, il discorso di avere un maiale e poi trasformarlo non è per tutti. Si sono perse le competenze, i saperi riguardo a come lavorare il maiale, inoltre sono cambiate le diete. Molti non mangiano carne e o ne mangiano di meno.

L’ultima cosa, quanti ettari hai per allevare i maiali allo stato semi brado?

AP: Dove stanno i maiali, sono 5 ettari, poi abbiamo altri terreni dove coltiviamo i cereali e abbiamo l’oliveto. La legge parla di avere 80 maiali per ettaro, per cui ho dei margini per arrivare ad allevare fino a 800 maiali nell’arco dell’anno. Poi si vedrà.

5 commenti

  1. VORREI SAPERE SE LA FECONDAZIONE E’ NATURALE O ARTIFICIALE E CHE, QUINDI, SE NATURALE, DI QUANTI VERRI DISPONE E SE ARTIFICIALE, COME E’ ORGANIZZATO. GRAZIE

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    1. Buonasera la fecondazione avviene in modo artificiale, avendo acquistato le scrofette danesi genetica DANBrED ho firmato un accordo con DANBRED anche per l’acquisizione del seme, DANBRED ha un centro verri a Bari …

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      1. E’ lei che feconda o il suo veterinario di fiducia? Quanto costa ogni fecondazione e che percentuale di attecchimento ha? Feconda sempre in purezza o ricorre, a volte, a incroci F1, magari per particolari clienti che vogliono un maiale più strutturato?
        Grazie

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  2. Le fecondazioni me le fa un veterinario di fiducia, ma a breve me le farò da solo. Sto partecipando ad un corso per le fecondazione artificiale…
    Il costo varia dalle dosi che ritiri e varia da 10/12 euro, l’attecchimento è alto perché stiamo parlando di seme fresco ,poi sta a te programmare e ordinare il seme …
    Io fecondo duroc danese su f1 danesi e penso che al momento è il top dei maiali

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